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Il Bombardamento glucidico e L’insulino resistenza

Introduzione

Jason Fung è un medico canadese, nefrologo di formazione (cioè specialista dei reni), diventato noto soprattutto per il suo lavoro divulgativo su obesità, diabete di tipo 2 e metabolismo.

La sua attività attuale principale è la divulgazione medica e clinica su:

Libri principali di Jason Fung

The Obesity Code (2016) , The Diabetes Code (2018), the Cancer Code (2020)

L’Ipotesi Centrale

Una delle citazioni più note di Jason Fung sul rapporto tra iperinsulinemia, fegato grasso e trigliceridi è questa:

"Il fegato grasso è un processo completamente reversibile. Svuotare il fegato del glucosio in eccesso e abbassare i livelli di insulina riporta il fegato alla normalità. L'iperinsulinemia guida la lipogenesi de novo (produzione di grasso nel fegato), che è il principale determinante della steatosi epatica. Normalizzare i livelli di insulina fa regredire il fegato grasso." [1]

Fung evidenzia ulteriormente che l'eccesso cronico di insulina porta il fegato a convertire il glucosio in grasso e a esportarlo sotto forma di VLDL, aumentando così i trigliceridi nel sangue:

“Quando si ha un eccesso di glucosio intracellulare, il fegato cerca di rilasciare la pressione trasformando il glucosio in eccesso in grasso. Esporta questo grasso in forma di VLDL, che si traduce in un alto valore di Trigliceridi e un basso valore di HDL, e questo grasso si può depositare in altri organi viscerali portando al fegato grasso”
“Il fegato è già sovraccarico di glucosio. Non ha altra scelta che resistere all’azione dell’insulina. L’insulino resistenza è un meccanismo protettivo contro l’eccessivo glucosio intracellulare” [1]

In sintesi, secondo il modello di Fung:

1. Iperinsulinemia cronica → eccessivo accumulo energetico nelle cellule.
2. Insulino-resistenza → le cellule diventano meno sensibili all'insulina.
3. Fegato grasso (NAFLD) → il fegato trasforma il glucosio in trigliceridi.
4. Trigliceridi elevati → aumento delle VLDL circolanti → HDL basso →Sindrome Metabolica
5. Peggioramento ulteriore dell'insulino-resistenza, creando un circolo vizioso.
[1] [3] [6] [7]

Questi concetti di Fung sono influenti e trovano riscontro in diversi studi sul legame tra insulino-resistenza, trigliceridi e steatosi epatica.

Il tassello biologico che conferma l’ipotesi di Fung

Nel fegato come nel muscolo, quando c'è un'esposizione cronica a un eccesso di glucosio la cellula tende a ridurre la risposta al segnale insulinico. Questo può coinvolgere diversi meccanismi: [4] [5]

Quindi oggi molti ricercatori parlano di "protezione da sovraccarico di glucosio" piuttosto che di un difetto del recettore. [4] [5]
L'idea di Fung si inserisce proprio in questa interpretazione. Sostiene che l'insulino-resistenza sia principalmente una risposta adattativa a cellule già "piene". In termini intuitivi:

In altre parole la cellula si protegge riducendo la sensibilità quando viene bombardata da troppo glucosio per troppo tempo.

Biologicamente la protezione non avviene soltanto tramite una diminuzione del numero dei recettori insulinici, ma attraverso una complessa modulazione di tutta la rete di segnalazione metabolica.

Questa idea non è esclusiva di Fung. Già negli anni '90 e 2000 diversi ricercatori descrivevano l'insulino-resistenza come una risposta a un eccesso di nutrienti intracellulari ("nutrient overload" o "fuel surplus"), sebbene senza attribuire all'iperinsulinemia il ruolo quasi esclusivo che invece le attribuisce Fung. [4] [5]

Come entra in questo discorso l’alimentazione High-Carb (alto contenuto di carboidrati)

Oggi sappiamo che l'esposizione cronica a livelli elevati di insulina, anche in assenza di iperglicemia marcata, può indurre insulino-resistenza.
Esperimenti su animali, colture cellulari e studi sull'uomo hanno mostrato che una stimolazione insulinica protratta nel tempo porta a:

In altre parole, la cellula si adatta a un segnale continuamente presente.

Quando consumiamo frequentemente carboidrati (siano essi provenienti da fonti integrali o raffinate) durante la giornata, ogni pasto genera una risposta glicemica post-prandiale. [2]
Anche se i picchi glicemici non sono particolarmente elevati, la ripetizione continua degli stimoli e la durata dello stimolo stesso (che può essere di diverse ore) produce una secrezione insulinica frequente e prolungata.

L'insulina non torna mai completamente ai livelli basali per periodi sufficientemente lunghi. [2]

Dal punto di vista biologico, l'esposizione cronica a un ormone tende a ridurre la sensibilità dei tessuti a quell'ormone. È un fenomeno osservato in numerosi sistemi endocrini e rappresenta una forma di adattamento e protezione cellulare. [3] [4] [5]

Con il passare del tempo, fegato, muscoli e tessuto adiposo rispondono meno efficacemente all'insulina. Per mantenere normale la glicemia, il pancreas è costretto a produrne quantità sempre maggiori.

Jason Fung interpreta questo fenomeno come una risposta protettiva contro il sovraccarico di glucosio cellulare.

Quindi l'insulino-resistenza non nasce come un difetto primario ma come l'adattamento di cellule esposte per anni a un segnale insulinico persistente dovuto a un continuo afflusso di surplus energetico da glucosio.

Il fegato, che riceve direttamente i nutrienti assorbiti dall'intestino, converte progressivamente il surplus di glucosio in trigliceridi, sviluppando steatosi epatica. L'accumulo di grasso nel fegato amplifica ulteriormente l'insulino-resistenza, alimentando un circolo vizioso di iperinsulinemia, fegato grasso e crescente resistenza all'insulina. [6] [7]

Sintesi scientifica integrata

La fisiologia postprandiale normale comporta ore di esposizione insulinica dopo ogni pasto. Più i pasti sono ricchi di carboidrati e più frequenti sono, l’organismo è esposto a livelli di insulina elevati per una porzione significativa della giornata. [2] [3]

Studi sperimentali mostrano che l’esposizione prolungata all’insulina può indurre insulino-resistenza. [3]

Parallelamente, la letteratura sui meccanismi molecolari evidenzia una riduzione adattativa della sensibilità insulinica nei tessuti esposti cronicamente al segnale. [4] [5] [7]
In questo contesto, il modello proposto da Fung interpreta tale adattamento come una risposta protettiva al sovraccarico da glucosio intracellulare. [1] [4] [5]

Contenuti Collegati

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Bibliografia

[1] Fung J. The Diabetes Code: Prevent and Reverse Type 2 Diabetes Naturally. Greystone Books; 2018.
[2] Tabung FK, Nimptsch K, Giovannucci EL. Postprandial Duration Influences the Association of Insulin-Related Dietary Indexes and Plasma C-peptide Concentrations in Adult Men and Women. The Journal of Nutrition. 2019;149(2):286–294. doi:10.1093/jn/nxy239.
[3] Thomas DD, Corkey BE, Istfan NW, Apovian CM. Hyperinsulinemia: An Early Indicator of Metabolic Dysfunction. Journal of the Endocrine Society. 2019;3(9):1727–1747. doi:10.1210/js.2019-00065.
[4] Petersen MC, Shulman GI. Mechanisms of Insulin Action and Insulin Resistance. Physiological Reviews. 2018;98(4):2133–2223. doi:10.1152/physrev.00063.2017.
[5] James DE, Stöckli J, Birnbaum MJ. The aetiology and molecular landscape of insulin resistance. Nature Reviews Molecular Cell Biology. 2021;22(11):751–771. doi:10.1038/s41580-021-00390-6.
[6] Sanders FWB, Griffin JL. De novo lipogenesis in the liver in health and disease: more than just a shunting yard for glucose. Biological Reviews. 2016;91(2):452–468. doi:10.1111/brv.12178.
[7] Accili D, Deng Z, Liu Q. Insulin resistance in type 2 diabetes mellitus. Nature Reviews Endocrinology. 2025;21:413–426. doi:10.1038/s41574-025-01114-y.
[8] Stenvers DJ, Scheer FAJL, Schrauwen P, et al. Circadian clocks and insulin resistance. Nature Reviews Endocrinology. 2019;15:75–89. doi:10.1038/s41574-018-0122-1.